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Al Papa: Giovanni Paolo II
In me è ancora vivo l'incontro avuto come membro del Sinodo interdiocesano con il Santo Padre lo scorso mese di gennaio. Precisamente l'undici gennaio tutti i membri dell'intersinodo delle tre circoscrizioni bizantine in Italia, Lungro, Piana degli Albanesi, Monastero Esarchico Santa Maria di Grottaferrata, sono stati ricevuti in udienza privata nella Sala Clementina in Vaticano. Il Papa già sofferente ha potuto appena pronunciare le prime e le ultime parole del suo discorso, salutandoci con queste parole: “tutti i credenti vivano appieno l'unità della medesima fede”. Oggi sette aprile, mentre scrivo queste brevi riflessioni, il papa morto è esposto nella Basilica di San Pietro e davanti a lui sfilano milioni di persone per un estremo saluto.
Evento dalle dimensioni senza precedenti, e mi vado domandando cosa muove questa folla immensa a sfilare silenziosa e in preghiera avanti al Pontefice composto nella maestà della morte. Mi sovvengono le parole che il Papa pronunciò all'inizio del suo pontificato: “Non abbiate paura di aprire le porte del vostro cuore a Cristo, anzi io vi dico: spalancate le vostre porte a Cristo!”. Tutti i suoi anni di pontificato sono consequenziali a questo suo invito, infatti egli si è messo a bussare al cuore di ogni credente e di ogni uomo di buona volontà, con insistenza e con tutti i mezzi a disposizione: Scritti teologici, ecclesiologici, storici e culturali; la poesia, il teatro, usando con perizia di pastore i mezzi mediatici a sua disposizione.
Nel lungo e difficile cammino della vita egli si è affiancato ad ogni uomo, come Gesù che si era fatto viandante con i discepoli di Emmaus, disorientati, sconsolati, sfiduciati, al fine di fare loro ritrovare la via e riconoscerlo come Messia risorto. Giovanni Paolo II si è affiancato ad ogni uomo ed ha bussato al suo cuore facendo conoscere l'amore di Gesù. Ora che il Papa è andato alla Casa del Padre per il premio delle sue fatiche ognuno di noi esclama con i discepoli di Emmaus: “non ci ardeva il nostro cuore nel petto mentre lungo il cammino ci spiegava le scritture?”
Solo così riesco a spiegarmi questa mobilitazione mondiale di uomini di ogni età che hanno sfilato e sfilano davanti alla sua salma. L'uomo venuto da lontano ha saputo toccare nel cuore di ogni uomo quella dimensione trascendente che costituisce l'essenza di ogni uomo. Ha bussato anche al cuore di tutte le Chiese, riconoscendo gli errori del passato e chiedendo perdono. Non tutte le porte gli sono state subito aperte, ma non sappiamo quali saranno i frutti nel breve e nel lungo periodo, sarà lo Spirito Santo che guiderà la Chiesa alla Verità tutta intera.
Ha bussato al cuore delle altre religioni invitando tutti a lavorare per l'uomo, indicando così, sulle orme del Concilio Vaticano II, i vasti campi di collaborazione per il bene dell'umanità quali la pace, la giustizia, la collaborazione tra i popoli (incontri di Assisi). In tutto ciò egli riteneva come impellente il compito della evangelizzazione che è l'essenza della missione della Chiesa, il messaggio vitale e più urgente, affinché ogni uomo possa conoscere Cristo e la via di salvezza che Egli offre.
Nella sua missione di pastore tutto ciò Giovanni Paolo II l'ha reso visibile attraverso l'amore nutrito per l'uomo, ogni uomo. Non aveva detto forse il Maestro che dall'amore vicendevole vi riconosceranno come miei discepoli, quindi solo l'amore rende credibile la testimonianza? Giovanni Paolo II ha seminato la parola di Dio nel mondo a piene mani e con tutti i mezzi che la moderna tecnologia mette a disposizione.
Secondo l'insegnamento della parabola evangelica della semente i terreni che il seme sparso incontra sono diversi e di conseguenza a seconda del tipo di terreno c'è una risposta. Osservando il fenomeno delle moltitudini che rendono omaggio al Papa con ore di fila e grandi sacrifici, mi viene da pensare che tutti costoro si sono sentiti interpellati dal messaggio del Papa e si avvicinano a lui perché hanno risposto o avrebbero voluto rispondere. Quindi non è l'onda emotiva che coinvolge le moltitudini, piuttosto la capacità spirituale di Giovanni Paolo II di scalfire la durezza del cuore umano, capacità propria dell'uomo di Dio.
Si chiude un'epoca, ma lo Spirito Santo ne apre un'altra che ci auguriamo sia quella del raccolto, che premi le fatiche del seminatore.
don Vittorio Scirchio
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